

191. Dalla enciclica Mater et magistra: sviluppo economico e
progresso sociale.
Da: Giovanni ventitreesimo, Mater et magistra, Edizioni Paoline,
Roma, 1961.

Giovanni ventitreesimo, eletto pontefice nel 1958, quando aveva 77
anni, dopo il lungo pontificato di Pio dodicesimo, venne
considerato un papa di transizione. In realt, nel corso del suo
breve pontificato (1958-1963), egli assunse iniziative destinate a
produrre un profondo rinnovamento nella vita della Chiesa
cattolica. Nel 1959, tre mesi dopo l'elezione, annunci la
convocazione del concilio Vaticano secondo; riapr il dialogo fra
il cattolicesimo e le altre confessioni cristiane; si impegn per
la promozione della pace e della distensione internazionale; si
occup dei principali problemi economico-sociali e del dislivello
fra paesi ricchi e paesi poveri. Queste ultime questioni vennero
affrontate nella enciclica Mater et magistra, pubblicata il 15
maggio 1961, che segn una ripresa dell'attenzione per i problemi
sociali da parte della Chiesa di Roma dopo la Rerum Novarum,
l'enciclica pubblicata da Leone tredicesimo nel 1891. Di tale
importante documento riportiamo qui alcuni passi, nei quali il
pontefice affronta varie significative questioni: il rapporto fra
iniziativa pubblica e privata, il giusto salario, le relazioni
sindacali, la partecipazione dei lavoratori alla propriet delle
imprese, gli squilibri sociali e quelli fra paesi ricchi e paesi
sottosviluppati.


39. Anzitutto va affermato che il mondo economico  creazione
dell'iniziativa personale dei singoli cittadini, operanti
individualmente o variamente associati per il perseguimento di
interessi comuni.
40. Per in esso, per le ragioni gi addotte dai Nostri
Predecessori, devono altres essere attivamente presenti i poteri
pubblici allo scopo di promuovere, nei debiti modi, lo sviluppo
produttivo in funzione del progresso sociale a beneficio di tutti
i cittadini. [...]
41. Vero  che oggi gli sviluppi delle conoscenze scientifiche e
delle tecniche produttive offrono ai poteri pubblici maggiori
possibilit concrete di ridurre gli squilibri tra i diversi
settori produttivi, tra le diverse zone all'interno delle comunit
politiche e tra diversi paesi sul piano mondiale; come pure di
contenere le oscillazioni nell'avvicendarsi delle situazioni
economiche e di fronteggiare con prospettive di risultati positivi
i fenomeni di disoccupazione massiva. Conseguentemente i poteri
pubblici, responsabili del bene comune, non possono non sentirsi
impegnati a svolgere in campo economico una azione multiforme, pi
vasta, pi organica; come pure ad adeguarsi a tale scopo nelle
strutture, nelle competenze, nei mezzi e nei metodi.
42. Ma dev'essere sempre riaffermato il principio che la presenza
dello Stato in campo economico, anche se ampia e penetrante, non
va attuata per ridurre sempre pi la sfera di libert
dell'iniziativa personale dei singoli cittadini, ma anzi per
garantire a quella sfera la maggiore ampiezza possibile
nell'effettiva tutela, per tutti e per ciascuno, dei diritti
essenziali della persona; fra i quali  da ritenersi il diritto
che le singole persone hanno di essere e di rimanere normalmente
le prime responsabili del proprio mantenimento e di quello della
propria famiglia; il che implica che nei sistemi economici sia
consentito e facilitato il libero svolgimento delle attivit
produttive.
43. Del resto lo stesso evolversi storico mette in rilievo ognora
pi chiaro che non si pu avere una convivenza ordinata e feconda
senza l'apporto in campo economico sia dei singoli cittadini che
dei poteri pubblici; apporto simultaneo, concordemente realizzato,
secondo proporzioni rispondenti alle esigenze del bene comune
nelle mutevoli situazioni e vicende umane.
44. L'esperienza infatti attesta che dove manca l'iniziativa
personale dei singoli vi  tirannide politica; ma vi  pure
ristagno dei settori economici diretti a produrre soprattutto la
gamma indefinita dei beni di consumo e dei servizi che hanno
attinenza, oltre che ai bisogni materiali, alle esigenze dello
spirito: beni e servizi che impegnano, in modo speciale, la
creatrice genialit dei singoli.
Mentre dove manca o fa difetto la doverosa opera dello Stato, vi 
disordine insanabile, sfruttamento dei deboli da parte dei forti
meno scrupolosi, che attecchiscono in ogni terra e in ogni tempo,
come il loglio tra il grano.
[...].
60. Mentre le economie dei vari Paesi si evolvono rapidamente, e
con ritmo ancora pi intenso in questo ultimo dopoguerra,
riteniamo opportuno richiamare l'attenzione su un principio
fondamentale, che cio allo sviluppo economico si accompagni e si
adegui il progresso sociale, cosicch degli incrementi produttivi
abbiano a partecipare tutte le categorie di cittadini. Occorre
vigilare attentamente e adoperarsi efficacemente perch gli
squilibri economico-sociali non crescano, ma si attenuino quanto
pi  possibile.
[...].
62. Non possiamo qui non accennare al fatto che oggi in molte
economie le imprese a medie e grandi proporzioni realizzano, e non
di rado, rapidi ed ingenti sviluppi produttivi attraverso
l'autofinanziamento. In tali casi riteniamo poter affermare che ai
lavoratori venga riconosciuto un titolo di credito nei confronti
delle imprese in cui operano, specialmente quando viene loro
corrisposta una retribuzione non superiore al minimo salariale.
[...].
64. L'accennata esigenza di giustizia pu essere soddisfatta in
pi modi suggeriti dall'esperienza. Uno di essi, e tra i pi
auspicabili,  quello di far s che i lavoratori, nelle forme e
nei gradi pi convenienti, possano giungere a partecipare alla
propriet delle stesse imprese. [...].
65. Ma dobbiamo inoltre ricordare che l'adeguamento tra
rimunerazione del lavoro e del reddito va attuato in armonia alle
esigenze del bene comune tanto della propria comunit politica
quanto della intera famiglia umana.
66. Sono da considerarsi esigenze del bene comune sul piano
nazionale: dare occupazione al maggior numero di lavoratori;
evitare che si costituiscano categorie privilegiate, anche tra i
lavoratori; mantenere una equa proporzione fra salari e prezzi e
rendere accessibili beni e servizi al maggior numero di cittadini;
eliminare o contenere gli squilibri tra i settori
dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi; realizzare
l'equilibrio tra espansione economica e sviluppo dei servizi
pubblici essenziali; adeguare, nei limiti del possibile, le
strutture produttive ai progressi delle scienze e delle tecniche;
contemperare i miglioramenti nel tenore di vita della generazione
presente con l'obiettivo di preparare un avvenire migliore alle
generazioni future.
67. Sono invece esigenze del bene comune sul piano mondiale:
evitare ogni forma di sleale concorrenza tra le economie dei
diversi paesi; favorire la collaborazione tra le economie
nazionali con intese feconde; cooperare allo sviluppo economico
delle comunit politiche economicamente meno progredite.
68. E' ovvio che le accennate esigenze del bene comune, tanto sul
piano nazionale che su quello mondiale, vanno tenute presenti pure
quando trattasi di determinare le aliquote di reddito da
assegnarsi ai responsabili della direzione delle imprese in forma
di profitti; e agli apportatori di capitali in forma di interessi
o di dividendi.
69. La giustizia va rispettata non solo nella distribuzione della
ricchezza, ma anche in ordine alle strutture delle imprese in cui
si svolge l'attivit produttiva. E' infatti insita nella natura
degli uomini l'esigenza che nello svolgimento delle loro attivit
produttive abbiano possibilit di impegnare la propria
responsabilit e perfezionare il proprio essere.
70. Per ci se le strutture, il funzionamento, gli ambienti di un
sistema economico sono tali da compromettere la dignit umana di
quanti vi esplicano le proprie attivit, o da ottundere in essi
sistematicamente il senso della responsabilit, o da costituire un
impedimento a che comunque si esprima la loro iniziativa
personale, un siffatto sistema economico  ingiusto, anche se, per
ipotesi, la ricchezza in esso prodotta attinga quote elevate e
venga distribuita secondo criteri di giustizia e di equit.
[...].
72. Si devono conservare e promuovere, in armonia con il bene
comune e nell'ambito delle possibilit tecniche, l'impresa
artigiana, l'impresa agricola a dimensioni familiari, nonch
l'impresa cooperativistica anche come integrazione delle due
precedenti.
[...].
78. Inoltre, Noi pure riteniamo che sia legittima nei lavoratori
l'aspirazione a partecipare attivamente alla vita delle imprese,
nelle quali sono inseriti e operano. Non  possibile
predeterminare i modi e i gradi di una tale partecipazione,
essendo essi in rapporto con la situazione concreta che presenta
ogni impresa: situazione che pu variare da impresa a impresa, e
nell'interno di ogni impresa  soggetta a cambiamenti spesso
rapidi e sostanziali. Crediamo per opportuno richiamare
l'attenzione sul fatto che il problema della presenza attiva dei
lavoratori esiste sempre, sia l'impresa privata o pubblica; e, in
ogni caso, si deve tendere a che l'impresa divenga una comunit di
persone nelle relazioni, nelle funzioni e nella posizione di tutti
i suoi soggetti.
79. Ci esige che i rapporti tra gli imprenditori e i dirigenti da
una parte e i prestatori d'opera dall'altra, siano improntati a
rispetto, a stima, a comprensione, a leale ed attiva
collaborazione ed interessamento come ad opera comune, e che il
lavoro sia concepito e vissuto da tutti i membri dell'impresa
oltre che come fonte di reddito, anche come adempimento di un
dovere e prestazione di un servizio. Ci importa pure che i
lavoratori possano far sentire la loro voce e addurre il loro
apporto all'efficiente funzionamento dell'impresa e al suo
sviluppo [...].
80. E' da rilevare infine che l'esercizio della responsabilit da
parte dei lavoratori negli organismi produttivi, mentre risponde
alle esigenze legittime insite nella natura umana,  pure in
armonia con l'evolversi storico in campo economico-sociale-
politico.
81. Purtroppo, come gi abbiamo fatto cenno e come si vedr pi
diffusamente in seguito, non sono pochi gli squilibri economico-
sociali che nell'epoca nostra offendono la giustizia e l'umanit;
ed errori profondi informano attivit, fini, strutture e
funzionamento del mondo economico. Per  un fatto incontestabile
che i sistemi produttivi, sotto la spinta dei progressi
scientifico-tecnici, si vanno oggi ammodernando e divengono pi
efficienti con ritmi assai pi rapidi che in passato. Ci domanda
ai lavoratori attitudini e qualifiche professionali pi elevate.
82. Nello stesso tempo e di conseguenza, vengono messi a loro
disposizione maggiori mezzi e maggiori margini di tempo per la
loro istruzione e il loro aggiornamento, per la loro cultura e la
loro formazione morale e religiosa.
Si rende pure realizzabile un aumento degli anni destinati
all'istruzione di base e alla formazione professionale delle nuove
generazioni.
83. In tal modo si crea un ambiente umano che favorisce nelle
classi lavoratrici l'assunzione di maggiori responsabilit anche
all'interno delle imprese; mentre le comunit politiche sono
sempre pi interessate a che tutti i cittadini si sentano
responsabili dell'attuazione del bene comune in tutti i settori
della convivenza.
84. Nell'epoca moderna si  verificato un ampio sviluppo del
movimento associativo dei lavoratori e il generale suo
riconoscimento negli ordinamenti giuridici dei diversi Paesi e sul
piano internazionale, ai fini specifici di collaborazione
soprattutto mediante il contratto collettivo. Non possiamo per
non rilevare come sia opportuno o necessario che la voce dei
lavoratori abbia possibilit di farsi sentire ed ascoltare oltre
l'ambito dei singoli organismi produttivi e a tutti i livelli.
85. La ragione  che i singoli organismi produttivi, per quanto le
loro dimensioni possano essere ampie e la loro efficienza elevata
ed incidente, sono vitalmente inseriti nel contesto economico-
sociale delle rispettive comunit politiche e da esso
condizionati.
86. Se non che le scelte che maggiormente influiscono su quel
contesto non sono decise all'interno dei singoli organismi
produttivi, sono invece decise da poteri pubblici o da istituzioni
che operano sul piano mondiale o regionale o nazionale o di
settore economico o di categoria produttiva. Di qui la opportunit
o la necessit che in quei poteri e in quelle istituzioni, oltre
che i portatori di capitali o di chi ne rappresenta gli interessi,
siano pure presenti i lavoratori o coloro che ne rappresentano i
diritti, le esigenze, le aspirazioni.
[...].
104. Nell'epoca moderna c' la tendenza a un progressivo
estendersi della propriet che ha come soggetto lo Stato ed altri
Enti di diritto pubblico. Il fatto trova una spiegazione nelle
funzioni sempre pi ampie che il bene comune domanda ai poteri
pubblici di svolgere. Per anche nella presente materia  da
seguirsi il principio di sussidiariet [principio in base al quale
i pubblici poteri devono aiutare in maniera suppletiva le membra
del corpo sociale, non gi distruggerle ed assorbirle, come 
affermato in altra parte dell'enciclica] [...]. Per cui lo Stato
ed altri Enti di diritto pubblico non devono estendere la loro
propriet se non quando lo esigono motivi di evidente e vera
necessit di bene comune, e non allo scopo di ridurre e tanto meno
di eliminare la propriet privata.
105. N  da dimenticare che le iniziative di natura economica
dello Stato e di altri Enti di diritto pubblico vanno affidate a
persone che congiungono una specifica [...] competenza, una
specchiata onest ed un vivo senso di responsabilit nei confronti
del paese. Inoltre il loro operato deve essere soggetto ad un
oculato e costante controllo, anche per evitare che in seno alla
stessa organizzazione dello Stato si formino centri di potere
economico con pregiudizio alla sua ragion d'essere, cio al bene
della comunit.
[...].
143. Il problema forse maggiore dell'epoca moderna  quello dei
rapporti tra le comunit politiche economicamente sviluppate e le
comunit politiche in via di sviluppo economico: le prime, di
conseguenza, ad elevato tenore di vita, le seconde, in condizioni
di disagio o di grande disagio.
144. La solidariet che lega tutti gli esseri umani e li fa membri
di un'unica famiglia impone alle comunit politiche, che
dispongono di mezzi di sussistenza ad esuberanza, il dovere di non
restare indifferenti di fronte alle comunit politiche i cui
membri si dibattono nelle difficolt dell'indigenza, della miseria
e della fame, e non godono dei diritti elementari di persona.
Tanto pi che, data l'interdipendenza sempre maggiore tra i
popoli, non  possibile che tra essi regni una pace duratura e
feconda, quando sia troppo accentuato lo squilibrio nelle loro
condizioni economico-sociali.
